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Voci da Naturandia - Itinerario n.3
Olgiate Olona area sosta Via Isonzo–fondovalle Prospiano–Marnate sede Cacciatori–Olgiate Olona Cappelletta San Genesio

 


 

Indice


Lo stabilimento sulla sinistra (prima Cotonificio S.Antonio, in seguito Candiani e poi filiale del Cotonificio Carlo ("Ul Carlotu") Ottolini, ora sede del Museo del Tessile di Busto Arsizio), sorge su quello che fu originariamente uno dei mulini di Olgiate: il Mulino Raimondi (già di C.Genesio Custodi, n. 56 mappa raggi).

Subito dopo il ponte, si vede un canale in cemento armato, realizzato alcuni anni fa, costruito per convogliare le acque di scarico di alcune industrie al depuratore di Olgiate Olona o come scolmatore nei periodi di piena del fiume per proteggere la fabbrica che gli sorge attorno. Dopo anni ed anni di inattività, i sedimenti del fiume si sono accumulati creando grossi cumuli di ghiaie e sassi.

A destra gli edifici di ampliamento della fabbrica costruiti nel corso degli anni, con grandi cedri dell'Himalaya che ombreggiano il parcheggio.

Seguendo il canale vuoto ed i muri della fabbrica, voltiamo in via Lazzaretto, dove corrono i binari della Ferrovia Valmorea e un cartello che segna il confine tra Gorla Minore e Marnate.

A sinistra è ben visibile il cancello del Bunker*. Per molti anni ho pensato si trattasse di un vecchio rifugio antiaereo, ma da poco ne ho scoperto l'origine.

A sinistra un'entrata del bunker, la stazione di Prospiano e l'edificio usato dal presidio tedesco. (NB.: la foto è stata quasi certamente modificata: tra la stazione e l'edificio c'è molto più spazio).
Come si presentava l'entra dei bunker in origine (foto del 1948)

Il Bunker di via Lazzaretto è situato tra i confini di Marnate, Olgiate Olona e Gorla Minore. Questa imponente struttura si sviluppa su una superficie di 143 mt., altezza 2,20 mt e larghezza 1,80 mt, con quattro aperture per l'accesso e una scaletta interna in cemento armato che si collega al fortino d'avvistamento costruito sopra il bunker.
Solamente ora, dopo sessant'anni e grazie alla collaborazione del Tenente Aldo Icardi dell'O.S.S. (Office of Strategic Service) americano, (attraverso la visione dei suoi rapporti oggi disponibili presso gli archivi americani) è stato possibile ricostruire la storia e lo scopo della costruzione di questo Bunker.

Il Capitano tedesco Voettler, per poter spedire a una ditta Svizzera l'amalgama da distillare (estratto dalle miniere aurifere di Macugnaga), pensò all'utilizzo della ferrovia Valmorea, trattandosi di via secondaria, percorsa da treni ad orari irregolari e quindi di difficile intercettazione per gli aerei che quotidianamente controllavano la zona (due "Spitfire" denominati dalla popolazione locale "Pippo").

Il progetto di un bunker presso il comando tedesco di Olgiate Olona, situato a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Prospiano (dalla quale il materiale depositato poteva essere mandato con facilità sia a Milano che direttamente a Mendrisio), fu considerato dal Gen. Wolff la soluzione ideale e fu immediatamente approvato.

La costruzione fu realizzata tra luglio e settembre del 1944 da un'unità paramilitare del genio militare tedesco specializzato in opere di difesa che si mise immediatamente all'opera, reclutando presso i Comuni di Olgiate e limitrofi "del personale abile da impiegarsi nei lavori".

Ultimata a tempo di record la costruzione del Bunker, i tedeschi si trovarono di fronte al problema non calcolato della perdita di Macugnaga, avvenuta con la conquista da parte delle formazioni Partigiane di tutto il territorio Ossolano (la famosa Repubblica Partigiana dell'Ossola nata tra settembre/ottobre 1944).

Questo imprevisto rese impossibile il recupero di questi fanghi auriferi poiché Macugnaga era sotto il controllo delle formazioni partigiane. I tedeschi dovettero attendere che la zona fosse nuovamente rioccupata dalle loro truppe. Il 10 ottobre 1944, con largo spiegamento di mezzi e di uomini, le truppe tedesche e fasciste rioccuparono il territorio, decretando anche la fine della Repubblica Partigiana dell'Ossola.

Il Gen. Hans Leyers pensò immediatamente al recupero del fango aurifero di Macugnaga e recatosi personalmente sul posto ispezionò le miniere, con grande sorpresa trovò già pronti confezionati 85 fusti metallici, contenenti circa 25 Kg. cadauno di fango aurifero secco e semilavorato, per un totale di circa 2.120 Kg (da cui si potevano ottenere circa 250 Kg. di oro puro - un valore attuale di circa tremilionicinquecentomila Euro). Trovarono anche un altro fusto contenente due lingotti d'oro: uno del peso di Kg. 10,427 e un secondo del peso di Kg. 7,03. Quest'ultimo fu ritrovato sempre a Macugnaga, nella villa del dott. Livio Cerini Visconte di Castegnate (Castellanza) dov'era insediato un comando Partigiano.

Inventariato il tutto, il 14 ottobre Leyers ordinò il sequestro di questi 85 fusti (più quello contenete i due lingotti d'oro) e che fossero trasportati presso il deposito centrale di Olgiate Olona (Bunker di Marnate). Mussolini, informato di questa operazione, intervenne con un ordine scritto indirizzato al Gen. Karl Wolff nel quale specificava che l'oro era di proprietà della Repubblica Sociale Italiana e che quindi doveva essere consegnato al Governo della stessa.

Con questo Mussolini ottenne il blocco dell'operazione e il recupero del materiale (attualmente la lettera originale è depositata a Roma presso l'Archivio Centrale dello Stato, carteggio segreto R.S.I. fascicolo 459, busta 45 Segreteria Particolare del Duce.
Dopo la resa dei tedeschi, il bunker fu conquistato dai Patrioti il 26 aprile 1945 con un aspro combattimento sostenuto contro il presidio tedesco lì asserragliato….
Ispezionandolo, lo trovarono completamente vuoto ma dotato di un potente dispositivo per l'autodistruzione (una bomba da 700 Kg. pronta ad esplodere).

Grafico completo della struttura del Bunker – N.1Fortino per la difesa dell'impianto
N.2scaletta interna che porta al Bunker – N.3indica le quattro aperture di accesso.

A destra si trova il Casello di Prospiano dell'ex Ferrovia Valmorea, ora sede dell'Associazione Genitori "La Casa di Alice" (dai soci chiamata affettuosamente "la casetta"). Alle spalle della stazione la bella palazzina costruita dai proprietari della fabbrica di via Isonzo per ospitare gli uffici, la mensa ed il dopolavoro e che divenne sede del Comando e presidio tedesco nel periodo appena narrato.
I binari, invasi dalla vegetazione fino a pochi anni fa, sono stati ripuliti e messi in bella mostra, pronti per la manifestazione "Girinvalle", organizzata dai Comuni del Parco Mediolona e dalle Pro loco la terza domenica di Giugno.
Il muro di cinta, la vecchia ciminiera, giganteschi platani e pioppi neri custodiscono gli edifici fatiscenti dell'ex Sanitaria Ceschina*
*Industria Sanitaria Ceschina, costruita nel 1902-1907, inattiva da una cinquantina d'anni, sorge sul territorio di Olgiate e Marnate ed è attualmente abbandonata e fatiscente, a rischio crollo.
A sinistra i boschi della costa, formati perlopiù da robinie e qualche farnia. Alla nostra destra crescono arbusti di sambuco e fusaggine e, oltre i binari che corrono paralleli alla strada e segnano il nostro percorso fino alla Chiesa del Lazzaretto** di Marnate, crescono altissimi pioppi neri.

La chiesa, dedicata ai santi Rocco e Sebastiano, fu costruita fra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento a ricordo dei morti per la peste del 1630. Nel pavimento della chiesa viene indicata la data del 1707. Purtroppo l'umidità ne sta distruggendo gli affreschi originali. Quello absidale rappresenta la Vergine fra San Sebastiano ( a destra) e San Rocco che sovrastano le anime del Purgatorio. E' grazie alla dedizione di alcuni volontari (tra cui Alberto Vanetti e suo padre) che questa chiesetta mantiene il suo aspetto pulito.
Lasciamo l'asfalto e ci portiamo sull'argine del fiume per ammirare lo spettacolo dei riflessi sull'acqua belli in tutte le stagioni ed a qualunque ora del giorno. Quelli della ciminiera e degli edifici fatiscenti che ricordano l'epoca laboriosa e quelli della rigogliosa vegetazione che ci raccontano le stagioni.
Purtroppo siamo talvolta costretti a fotografare la schiuma che ricopre ancora il nostro fiume Olona.

Su questa sponda qualche giovane salice bianco cresce spontaneamente. Speriamo non venga capitozzato come quelli della sponda opposta. Una delle numerose gallinelle d'acqua (qui trovano riparo nella vegetazione di sponda) disturbata dalla nostra presenza, fugge zampettando sull'acqua.

Giungiamo sul ponte di via per Marnate e, traversando la strada, ci portiamo nella sottostante ex-stazione di Marnate della ferrovia Valmorea. L'albero sullo sfondo a sinistra è l'unico ontano che cresce nel territorio di Marnate ed è momentaneamente ridotto, causa "rapata a zero" ad un miserevole tronco.

Poco più avanti troviamo i resti dell'ex mulino Cuttica. Da atti notarili del 1469 risulta l'esistenza del Mulino dei Balbi e nel 1566 i fratelli Balbi ne denunciano l'uso e la conduzione da Pietro Molinaro. Nel 1608 il mulino è di Gio Batta Cuttica, funzionante con 5 rod. tassati in lire 10.

Da questa data e fino al 1733 risulta ancora intestato ad Antonio Cuttica, con il corredo di 222 pert. di prati. Nel 1797 la famiglia Isimbardi subentra ai Cuttica e nel 1811 viene collaudata la ricostruzione della distrutta chiusa. Nel 1837 gli Isimbardi escono dal catasto e nel 1842 risulta Mulino Comm. Tommaso Robaglia, funzionante in rod. 4 e corredato da prati di pertiche 52,13.

Da qui partiva un sentierino che si inoltrava nel boschetto di robinie ed arrivava fino al centro di multiraccolta, in prossimità della sopraelevata autostrada dei Laghi. Il ritorno avveniva seguendo l'argine del fiume fino al mulino.
Pioppi neri giganteschi ed erba verde anche in inverno lasciano supporre la presenza di piccole risorgive.

Il Comune di Marnate ha recentemente curato la sistemazione di quest'area che dovrebbe diventare un piccolo parco in riva al fiume.
Sulla sponda opposta il depuratore di Olgiate Olona, con il canale di uscita.
Arriviamo in prossimità del salto d'acqua da cui partiva la roggia per il mulino e torniamo sul sentiero che ci riporta sulla via per Marnate.
Dal ponte, guardando a sud, possiamo ammirare il salto d'acqua e l'imbocco della roggia che portava l'acqua al Mulino Cuttica già descritto.

Attraversando con cautela la strada, vale la pena fermarsi sul ponte guardando a nord. Ad est si scorgono le prime case di Marnate affacciate sulla Valle che si apre a nord davanti ai nostri occhi, verdeggiante di alberi, arbusti, erbe, fiori; ricca di suoni e cinguettii; muta nei camini vuoti delle alte ciminiere che resistono agli attacchi del tempo, testimoni di un glorioso passato di lavoro.

Guardando la vegetazione degli argini dobbiamo fare una brutta considerazione. Qui, come altrove, la mano dell'uomo interviene con l'ossessivo desiderio di abbellire a modo suo: piantare essenze che nulla hanno a che vedere con la vegetazione tipica e capitozzare i giovani salici bianchi, nati per stare in riva al fiume o in zone umide, riducendoli a miserabili stecchi.

Sulla sponda destra la bruttissima costruzione di una cabina che dimostra quanto poco attento sappia essere l'uomo al colpo d'occhio sul paesaggio.

In caso di esondazione del fiume i vasti prati a sinistra e destra fungono da vasche di laminazione naturali, con la gioia di germani ed altri animali acquatici.

a cura di Giuliana Amicucci Dal Piaz

 

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