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Itinerario n.1
Castellanza-Olgiate Olona

 

Indice

Posso definire, senza tema di smentita, come l'itinerario più brutto lungo l'Olona, seguendo la pista ciclabile, sia quello che si snoda da Castellanza a Olgiate Olona. Partendo da via Isonzo, sulla destra alcuni pini italici delimitano i parcheggi.

A sinistra il versante vallivo è tenuto a bada da manufatti di cemento e tronchi di robinia. Sulla destra, dopo il muro di cinta della prima fabbrica, c'è il primo ponte per raggiungere l'ex centrale Enel in fase di recupero. Sorta nel 1904, era una centrale di tipo termoelettrico: l'acqua del fiume entrava nel processo di raffreddamento del vapore. Fu costruita nel 1904 e chiusa nel 1961 e venne in seguito utilizzata come ufficio e centralina di trasformazione sino al 2004, prima di essere abbandonata. E' un esempio di costruzione monumentale ed interno a navata unica (suddivisa internamente per mezzo di una fila di colonne o di pilastri) con capriate in ferro (travatura reticolare che nasconde la copertura a falde inclinate) a balaustra (con una serie di pilastrini). Nonostante la demolizione delle due ciminiere, lo stabile è tuttora in buono stato e al centro di un progetto di recupero come albergo e centro congressi.

Qui possiamo fermarci ad osservare il fiume Olona. Uno spettacolo a dir poco disgustoso: il cattivo odore, l'acqua color fango e i rifiuti sparsi e appesi ai rami protesi verso l'acqua, mostrano quanto triste sia la realtà ambientale.

In estate, un viale di bellissimi tigli lungo l'argine rende più piacevole la passeggiata.

Sul versante vallivo a sinistra c'è la lampante dimostrazione della stoltezza umana: Cedri dell'Himalaya piantati vicinissimi uno all'altro,
senza tener conto dello spazio che le chiome di questi alberi richiederanno crescendo. Più avanti lo stesso versante è stato piantumato con noci e castagni.

Quando termina il viale di tigli, dopo una piccola costruzione e a ridosso di quella che probabilmente era una portineria (restauro non ultimato) a ridosso dell'argine cresce un enorme pioppo nero un po' malconcio.

Verso la fine del '500, in località Garottola al confine tra Castellanza e Olgiate, come testimonia il salto d'acqua, c'erano due mulini affiancati, oggetto di contese tra i Vismara ed i Lanteri. Il 2 Gennaio 1387 fu stipulato il contratto per l'uso dell'impianto molitorio con il pagamento di un canone di 12 fiorini. Nella stima eseguita venti giorni dopo, "mola et ferra" vengono valutate 47 fiorini.

Sempre in questa zona, in tempi di grande piena, si svuotano nel fiume Olona le acque dei torrenti Rile e Tenore, raccolte a nord di Busto Arsizio nelle vasche di laminazione e spagliamento controllato, portate al fiume con una condotta lunga circa 6 km, costruita negli Anni '80.

Forse proprio per la presenza dei Mulini questa località dava il nome ad un'antica via che collegava la stazione di Busto Arsizio a Olgiate Olona: ora via Torquato Tasso, Viale Unità d'Italia, Via Redipuglia, già via Garottola.

In estate fermatevi a osservare come una piccola colonia di menta piperita cresca miracolosamente sulla destra, tra asfalto e recinzione, diffondendo il suo profumo.

Sull'angolo sinistro di fronte a voi, potete notare una bella Villa recintata, in stile Liberty (Il nome deriva dal nome dei magazzini londinesi di Arthur Liberty, che esponevano regolarmente oggetti d'arte e tessuti decorati in stile Art Nouveau alla fine del XIX secolo). Fu costruita dalla famiglia Castellanza e Borri nel 1880 come edificio di residenza. Il bel torrione che la domina, forse un tempo ambiente di guardia, offre dall'alto una spettacolare vista sul paesaggio circostante. Il restauro avviato da qualche anno le darà nuova vita come residenza alberghiera.

Imbocchiamo ora la via Adamello fiancheggiata da villette residenziali a sinistra, orti e garage a destra. Il fiume Olona, che scorre sotto il pianalto alla nostra destra, proviene dal ponte di Marnate e disegna un'ampia curva contenuta da due alti muri in cemento che lo imprigionano impedendogli di esondare. La vegetazione spontanea è formata perlopiù da robinie, ailanti e sambuchi.

Si piega a destra imboccando via San Genesio. Sulla destra, un cancello blocca la discesa verso il fiume. Peccato, sarebbe bello ammirare da vicino il paesaggio fluviale.

Superiamo il sottopasso dell'autostrada Milano-Varese "l'autostrada dei Laghi". Questa fu la prima autostrada a pedaggio realizzata in Italia e nel mondo e venne inaugurata il 21 Settembre 1924 (su idea concepita dall'Ing. Piero Puricelli, conte di Lomnago, come "via per sole automobili" - niente carri, carrozze, biciclette e pedoni).

Ancora a destra un cancello dal quale si accede all'ex campo di motocross (proprietà privata) e al fiume. Fermatevi per dare un occhio al paesaggio sottostante. Il campo di motocross e il depuratore nulla tolgono alla bellezza degli enormi pioppi neri, silenziosi testimoni della presenza di acqua.

Qualche anno fa rischiarono di essere tagliati per qualche presunta e misteriosa malattia dalla quale sono miracolosamente guariti.
Un'esperienza vissuta qui sul lungofiume. Qualche anno fa, trovato il cancello aperto, entrai e scesi fino al fiume. Il silenzio, lo sciabordio dell'acqua e lo stormire dei pioppi creavano un'atmosfera magica. Per un attimo ebbi la sensazione di sognare ma grande fu il mio stupore nello scoprire che una coppia di rondini montane aveva costruito il nido sotto le campate in cemento dell'autostrada, proprio alla giunzione tra la vecchia e nuova corsia.

Chissà cosa le spinse a scambiare questi inospitali piloni in cemento per le grandi rupi a cui sono abituate? Forse la stanchezza del lungo viaggio o la pigrizia all'idea di dover volare ancora a lungo. Fatto sta che scelsero questo luogo, all'apparenza inospitale, per nidificare e riprodursi, portando all'involo i loro piccoli. Tutto sommato, si vede che questo ambiente, ricco di moscerini, non è poi tanto male per le rondini.

In questa zona, i pioppi neri ne sono testimoni, c'era una larga pozza chiamata "la fiaschetta" dove i bambini giocavano a bagnarsi mentre le mamme facevano il bucato in riva al fiume. Non ho potuto appurare se ci fosse un fontanile o I'acqua arrivasse dalla roggia molinara del Mulino Bianchi.

Molti nostalgici parlano di bagni fatti nel fiume e affermano come le acque fossero pulite: beata ingenuità, perché già a quei tempi decine di industrie utilizzavano il fiume come fonte di energia, per il lavaggio di macchinari e come scarico.

Percorriamo la via San Genesio tra piante di robinia e ailanto. A sinistra, nel giardino di una villa privata, dei bellissimi esemplari di cedri dell'Atlante.

Si raggiunge una piccola edicola dedicata a San Genesio Martire, martire francese del tempo di Diocleziano, il cui culto fu portato dai soldati romani di ritorno dalla Gallia. La chiesa preesistente è ricordata da un ecclesiastico del XIII secolo, Goffredo da Bussero, nel suo "Liber notitiae sanctorum Mediolani". L'attuale sistemazione è del 1702. Il 25 Agosto era la festa del Santo, protettore degli infermi". (Luigi Carnelli, Gli affreschi nella Valle Olona).

Qui si conclude la passeggiata, non senza aver ammirato di fronte a noi il muro di recinzione dell'attuale pista di atletica, costruito con laterizi (quasi certamente prodotti da qualche fornace locale), ciottoli e sassi di fiume.La pista di atletica di Olgiate Olona sorge nel parco della storica villa ottocentesca appartenuta per più di 80 anni alle famiglie Greppi e, successivamente ai Gonzaga, in un contesto unico e di estrema tranquillità, a pochi metri dal fiume Olona. L'accesso alla pista di atletica, è consentito, oltre che agli atleti della Polisportiva Olonia ai possessori della tessera rilasciata dalla Polisportiva Olonia per conto del Comune.

La Villa Gonzaga, in via Luigia Greppi, è un edificio risalente alla prima metà dell'Ottocento. Fu abitata dal conte Quirici; passò poi ai baroni Castelli che la tennero fino al 1820, quando divenne proprietà del conte Alessandro Greppi. La moglie Isaura la modificò fino a farla diventare un palazzo dalle forme neoclassiche.

Volle un parco che inquadrò in un duplice ordine di carpinate circondate da abeti e querce; lo collegò con gli orti sottostanti mediante una massiccia scalinata, tuttora incompleta, in granito di Como. Anche l'interno della villa rispose all'ideale di grandezza e distinzione della duchessa. Un ampio scalone collegava tutti i piani del palazzo, che aveva a pianterreno vaste sale affrescate e ornate con fregi di un certo pregio.

La biblioteca custodiva, con bei volumi legati in marocchino, pergamene, mappe e atlanti antichi, collezioni numismatiche e filateliche, e un considerevole numero di incisioni; la pinacoteca era ricca di quadri di buoni maestri italiani e di tele francesi, spagnole e fiamminghe; il museo di storia naturale aveva interessanti collezioni di uccelli, rettili, lepidotteri e una sezione interamente dedicata alla flora alpina.
In tanta magnificenza non poteva certo mancare la cappella nobiliare in stile gotico-francese, situata nell'estremità orientale della villa, dedicata al santo Crocifisso. Essa venne restaurata e abbellita cinque anni dopo la morte della duchessa Isaura e, nel 1876, fu benedetta dal parroco di Olgiate Olona.

Nelle grandi cantine della villa Greppi venivano custoditi importanti vini d'Italia, di Francia e di Grecia; serre, scuderie e un maneggio completavano la grandiosità della villa. Con la sua morte (1871), Isaura lasciava ai tre figli le sue ingenti ricchezze. La secondogenita Luisa, a sua volta, lasciò tutto in eredità ai nipoti Luigi Gonzaga ed Emanuele Gonzaga (1858-1914) principi Gonzaga della linea dei "Gonzaga di Vescovato". La proprietà passò dunque al principe Emanuele, il quale la ribattezzò con il nome "Villa Gonzaga".

All'inizio del Novecento, a causa dei fumi emessi da camini e fabbriche, don Emanuele Gonzaga decise di trasferirsi e di vendere Villa Gonzaga, svuotata dell'arredamento (1905 circa); fu acquistata dalla Congregazione delle Pie Signore della Presentazione di Como, e aprì i battenti come Collegio Gonzaga per ragazze con l'anno scolastico 1905-1906. Le sale a pianterreno furono adibite ad aule, mentre i piani superiori offrivano dormitori e camere da letto per le suore.

Quando il collegio Gonzaga si trasferì a Gorla l'edificio diventò proprietà, nel 1918, del Comitato dell'Opera di Prevenzione Antitubercolare Infantile (O.P.A.I.).

Nell'aprile 1925, alla presenza di Vittorio Emanuele III re d'Italia, venne inaugurato un nuovo padiglione e, successivamente, un altro alla presenza di Benito Mussolini, allora capo del Governo (ottobre 1925). Un terzo padiglione venne inaugurato nel 1932. Nacque la Scuola d'Agraria, alla quale si aggiunsero in seguito un laboratorio di calzoleria e una bottega di falegnameria.

Nel 1936, voluta e consacrata dal cardinale A.I.Schuster, sorse una chiesa dedicata ai Santi Innocenti, su progetto degli architetti Candiani e Bonicalzi. Dal 1955 fu destinato a bambini malati di tubercolosi e affetti da mongolismo. Dopo soli settant'anni, l'O.P.A.I. olgiatese chiuse i battenti.

Dal 1976 vi trovano posto una parte del Municipio di Olgiate Olona, le scuole elementari Ferrini, la biblioteca comunale, una casa di riposo, una cooperativa, il campo di atletica leggera (che utilizza la lavanderia come piccola palestra) e un grande parco. Le restanti parti dell'edificio sono abbandonate (attualmente in parziale fase di restauro).

a cura di Giuliana Amicucci Dal Piaz

 

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